La ROMA nella Storia, il Chievo è battuto!

di , 1 Novembre 2013 18:29

In centododici edizioni di campionato, che non sono bruscolini, il calcio italiano non ha mai conosciuto una squadra che partisse meglio di questa Roma: dieci vittorie nelle prime dieci partite. Non ci riuscirono la mitica Juventus del quinquennio ’30- 35 e il Grande Torino, né l’Inter di Herrera e il Milan di Sacchi. Un’impresa non solo sorprendente, insomma, ma addirittura leggendaria: tra cinquanta o cent’anni, probabilmente, si parlerà ancora della Roma di Garcia. Il tecnico francese come annunciato fa turnover, Dodò e
Marquinho
in campo. Nel 3-5-2 di Sannino c’è Dainelli al centro della difesa ma non c’è Thereau, ultimo giustiziere dei giallorossi nella stagione precedente. Prima contro ultima, la squadra con la difesa più forte in Europa contro quella che ha segnato meno in trasferta, undici uomini contro un mondo giallorosso: sulla carta non c’è partita. Ma non c’era neanche nell’ultimo testacoda di Serie A, Napoli-Sassuolo. Si parte con Borriello, Marquinho e Strootman: di testa e di piede, la Roma inizia a cercare il gol. Funziona alla meraviglia il centrocampo di Garcia, anche perché il mandato tattico dei veronesi è chiarissimo: spazio concesso fino alla trequarti, poi barricate. E vista la diga gialla a difesa di Puggioni, continuano a piovere le conclusioni dalla distanza: Torosidis da destra, Strootman dal centro, Marquinho da sinistra ma l’equilibrio non si rompe. Tra un tiro e l’altro il Chievo costruisce la sua unica grande occasione: Sardo per Rigoni dal limite, finta di tiro e verticalizzazione per un Paloschi liberissimo in area, stop tanto facile quanto sbagliato e occasione che sfuma. Gialli per Sardo e Castan (salterà il Torino), sul fallo del brasiliano Paloschi va in gol a gioco fermo e in fuorigioco. Senza il genio di Totti la Roma cerca spazio con le ondate sulle fasce di Dodò e Torosidis che però si infrangono davanti al muro ospite eretto ai venti metri. Quando poi compare qualche incrinatura per qualche iniziativa personale si passa alle maniere forti: non punite quando Ljajic viene steso al limite dell’area, col giallo per Dainelli quando Borriello viene falciato. Ma anche i calci piazzati in questo primo tempo vanno a riempire la casella dei tiri non vincenti, intervallo a reti inviolate. Non è una bella Roma che fatica tantissimo a trovare spunti per tirare in porta. E c’è chi parla già di troppi gufi, nella sera di Halloween, una serata che sembra davvero stregata!

Si riparte, Ljajic prova subito lo spunto. Pjanic giù duro su Hetemaj: giallo anche per il bosniaco. Il Chievo continua a chiudersi e a lanciare lungo, passano i minuti e sale il nervosismo, le stoccate di Pjanic e De Rossi si infrangono sul muro di gomma del Chievo. Garcia smuove le acque: dentro prima Florenzi per l’ultima mezz’ora, poi Balzaretti per Dodò, iniezione di energia sui lati. E ancora una volta la mossa del tecnico francese si rivela semplice quanto vincente, perché al 23′ è proprio Florenzi, più attaccante di Marquinho, che controlla in area e serve il pallone giusto a Borriello: Dainelli bruciato sul tempo e di rapina, furbizia e di testa arriva il primo gol stagionale del centravanti giramondo, mai troppo amato in giallorosso e che con questa maglia non andava a segno dal 2011. Il boato dell’Olimpico è inenarrabile, è il gol che alimenta un sogno tanto silente quanto coltivato. Volano gialli, Pellissier e Rigoni, mentre Garcia inserisce anche il talismano di Udine, Bradley. Il neoentrato Acosty prova a creare qualcosa per gli ospiti ma ormai il piano tattico del Chievo è troppo usurato per essere modificato in corsa, la capolista ha buon gioco a controllare senza problemi e ad andarsene ancora una volta, ancora in fuga, ancora vincendo: dove nessuna squadra italiana si era mai spinta prima. La Roma adesso è nella storia, ma i record non servono a nulla se non per riempire pagine di almanacchi, adesso si aspetto l’impresa . . .

Fonte: www.corrieredellosport.it

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