
Oggi gli arriveranno auguri da tutto il mondo e gli sembrerà strano ritrovarsi a 35 anni con un nuovo presidente americano. Forse si guarderà indietro, ricordando come da Porta Metronia a Trigoria quella strada sia stata lunga e tortuosa. Specie per quella 500 che Mamma Fiorella guidava per portare agli allenamenti quel ragazzino con il panino dentro la borsa. Nasce tra quelle mille curve la carriera di chi è cresciuto affascinando tre generazioni: tra finte, dribbling, cucchiai e 207 reti in Serie A.
Per diventare il giocatore più forte della storia della Roma è passato anche tra gravi infortuni che gli hanno lasciato cicatrici e viti che ancora porta dentro. Ed è passato tra tanti allenatori, tutti stregati dal suo talento, a parte Carlos Bianci, l’unico che voleva cederlo.
Boskov lo fece esordire in serie A nel ’93, Mazzone lo ha trattato con l’affetto di un padre, Capello con la durezza che serviva per vincere uno scudetto. Zeman lo rafforzò fisicamente, Spalletti ebbe l’intuizione di trasformarlo prima punta, Ranieri lo ha stimolato, usando lo stesso dialetto, per sfiorare un altro scudetto. Senza dimenticare Lippi, che lo portò al Mondiale 4 mesi dopo un infortunio che poteva mettere fine alla sua carriera.
E’ morto e risorto Totti. Ha dato lavoro a critici e agiografi. Ha fornito materiale per libri, barzellette e spot. Argomenti e temi da numero uno, o meglio, da numero 10, quel numero quasi sparito. Quella maglia che però con lui non passa di moda, anche nella nuova frontiera tratteggiata da una proprietà americana e da uno staff tecnico spagnolo. Quella nuova “rivoluzione” che ha già capito come non si possa fare a meno di quel signore del Calcio che ha fermato il tempo.
Tags: 35, auguri, compleanno, totti





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